Letra más grande Letra más pequeña
Enviar este artículo a un amigo Imprimir este artículo
Publicado el martes 22 de diciembre de 2009
Enviar este artículo a un amigo
Email de tu amigo/a
Para que sepa quién lo envía...

MEDIOS

Pier Silvio Berlusconi, al 'Corriere'

Mediaset controlará la publicidad y la gestión en la fusión de Telecinco y Cuatro

Telefónica considera "buen socio" a T5 para Sogecable

C.M.– Pier Silvio Berlusconi, hijo del primer ministro italiano Silvio Berlusconi y actual responsable de la gestión de Mediaset, ha asegurado en una entrevista con Corriere della Sera, que el grupo italiano controlará la gestión de la fusión resultante entre Telecinco y Cuatro (Prisa), incluyendo la publicidad y la dirección financiera, y ha destacado que informó a Zapatero de la operación, a la que no se opuso en ningún momento. El hijo de il Cavaliere ha asegurado, además, que la alternativa a hacerse con la Cuatro y un 22% de Sogecable era el grupo conservador de Rupert Murdoch (asesorado en España por José María Aznar), que es la principal competencia en otros mercados de Mediaset.

En una extensa entrevista con el diario editado en Milán, el hijo del propietario de Mediaset defiende la oportunidad de ampliar la presencia televisiva en España. "Lo que hemos hecho es bueno para Mediaset y para Italia", declaró. Pier Silvio Berlusconi resaltó que en el mercado español existen otros intereses italianos que refuerzan la amplia colaboración entre dos países mediterráneos como son España e Italia.

"La política nada ha tenido que ver en esta operación", asegura Berlusconi, argumentando que Zapatero, una vez que fue informado, no se opuso a la asociación de Mediaset con Prisa y menos propuso que el acuerdo se firmara con La Sexta, al y fin y al cabo un grupo "más próximo" al presidente español.

Reacción de Telefónica

Por su parte, el consejero delegado de Telefónica, Julio Linares, manifestó el lunes que Telecinco es un buen socio industial para Sogecable ya que aportará contenidos a la plataforma digital del Grupo Prisa, en el que Telefónica posee un 21% del capital, frente al 23% que ostentará Mediaset, propietaria de Telecinco.

Telefónica adquirió el 21% de Digital+ a finales de noviembre por lo que tras la entrada de Telecinco ha quedado como tercer socio, mientras Prisa permanece con un 57%.

Linares señaló que para Telefónica los contenidos son muy importantes para su plataforma y al no ser productora necesita socios que creen materiales de calidad y diferenciales para sus clientes y, en este contexto, considera que Telecinco es un buen socio.

 

Cebrián: Prisa regularizará su deuda a mediados de 2010

Juan Luis Cebrián, consejero delegado de Prisa, defendió el lunes la política de venta de activos del grupo Prisa y señaló que tras el acuerdo firmado con Mediaset, "la venta se ha completado". . En una entrevista con Bloomberg, el directivo señaló que la operación con T5 nada tiene que ver con la situación financiera del grupo.

"La fusión de Cuatro tiene que ver con los cambios en el mercado de la televisión, no con la deuda de Prisa. Lo que hemos hecho es consolidar un grupo muy importante, en el que Mediaset controla la televisión en abierto y Prisa gestiona la televisión de pago", dijo.

Juan Luis Cebrián avanzó que las conversaciones con los bancos para refinanciar la deuda del grupo están muy avanzadas y dio por hecho que su reestructuración se habrá completado antes de marzo, cuando vence un crédito puente de 1.950 millones de euros. Prisa quiere que el acuerdo con los bancos estabilice su estructura financiera y de capital para los próximos tres o cuatro años.

Para reforzar su posición, el grupo baraja hacer una colocación privada o emitir deuda. "Mantenemos conversaciones avanzadas con posibles inversores. Estamos hablando con más de uno y, en función del acuerdo que alcancemos, la estructura de la transacción podrá cambiar", explicó el consejero delegado.

El grupo quiere situar su deuda neta en niveles equivalentes a 3 o 3,5 veces su beneficio bruto de explotación (Ebitda) a medio plazo. Este objetivo podría alcanzarse en los ejercicios de 2012 o 2013.

Para el año que viene, el grupo espera conseguir un crecimiento "modesto" de la facturación, gracias a sus negocios en Latinoamérica. En España, "no habrá un rebote espectacular pero el descenso de ingresos debería detenerse", agregó el consejero delegado de Prisa.

 

Extractos de la entrevista con Pier Silvio Berlusconi:

E certo, ancora sabato sera ad Arcore c’erano a ce­na Bossi e Tremonti...

«E lo so bene. Anche se Arcore è la casa che amo di più, fortunatamente ho un appartamento a Milano con Silvia (Toffanin, la sua compagna; ndr ), anche perché tra problemi di sicurezza e ospiti, per quanto la casa sia grande, non è agevole muoversi». Il secondogenito di Silvio Berlusconi sembra rilassato. Solo 48 ore prima ha concluso un’operazione da oltre un miliardo compran­do in Spagna un’altra rete televisiva (Cuatro) dal grup­po Prisa (editore di El País ), ed entrando nella tv satelli­tare Digital Plus con il 22% accanto a Telefonica (21%) e al gruppo guidato da Juan Luis Cebrian. Una mossa che porterà Mediaset a essere la prima società in Europa nel campo delle tv commerciali.

Ma quando ha visto suo padre aggredito non ha pensato che il momento politico non consigliasse più di procedere a un’operazione così rilevante?

«Sono due cose completamente diverse. L’aggressio­ne è figlia di un clima politico deprecabile che è sotto gli occhi di tutti e che spero si contribuisca a rendere meno drammatico. L’altra è una questione di Mediaset, di svi­luppo. Quello che ho pensato è stato: questa settimana dovrò andare in Spagna due o tre volte, riuscirò a stare vicino a mio padre lo stesso? Sono due piani completa­mente differenti».

Ma che riguardavano la stessa persona.

«Lo so che molti tendono a identificare l’azionista con l’azienda. Ma così non è. Da molto tempo. Vede, due-tre anni fa assieme al presidente Fedele Confalonie­ri e a mia sorella Marina facemmo una riunione su Me­diaset. C’era anche mio padre in qualità di azionista. In quell’incontro io spiegai che o l’azienda provava a cre­scere in maniera importante o saremmo rimasti sicura­mente una società rilevante, ma con il rischio di perdere peso e confinati in un Paese solo. Al termine il messag­gio fu: capiamo cosa si può fare per crescere. E oggi di­rei che siamo ben oltre le previsioni: Premium, Ende­mol e l’ultima operazione in Spagna».

Ma comprando Cuatro avete dato una mano al gruppo, ora fortemente indebitato, che ha pubblicato le celebri foto di Villa Certosa. Non ha provato alcun imbarazzo?

«Da parte mia sicuramente no. Non so da parte loro. Io sapevo, e con me tutta Mediaset da Confalonieri a Marco Giordani, che ha seguito passo dopo passo l’ope­razione, che avevamo davanti la possibilità di aggiunge­re a Telecinco (rete assimilabile a Canale 5 come pubbli­co e offerta), Cuatro che è una sorta di Italia Uno (sem­pre come audience e programmazione). In più con Digi­tal Plus entriamo nella pay tv via satellite. Questo era il nostro obiettivo. Non altri».

E, trattandosi di media, il governo spagnolo se n’è stato alla finestra?

«Sulle vicende aziendali ovviamente sì. Ma come per tutte le acquisizioni importanti abbiamo ritenuto natu­ralmente di informare prima il governo spagnolo delle nostre intenzioni».

La politica è sempre molto sensibile ai media... Za­patero si è fatto sentire?

«Con Confalonieri abbiamo incontrato il primo mini­stro nella sua residenza».

E qual è stato il risultato?

«Che si è dimostrato molto aperto al fatto che un’azienda con un forte know how televi­sivo e leader del settore come la nostra investisse in Spagna e puntasse allo sviluppo».

Dando una mano a Prisa di orientamento di centrosi­nistra.

«Guardi che qui la politica non c’entra nulla. Semmai il governo di Madrid avrebbe potuto essere interessato alla sorte di un’altra tv di impren­ditori vicini, la Sexta, più che a Cuatro. E poi, in un momen­to di crisi come questo, dal fu­turo incerto, che ci sia qualcu­no che dimostra coraggio, che si assume la responsabili­tà di prendere una tv che perde come Cuatro e di rilan­ciarla, è un segno che anche in Italia dovrebbe essere preso come indicazione del fatto che il nostro sistema Paese regge e può guardare al futuro».

Ma c’è chi dice che dando Cuatro a Mediaset ora si può dare Telecom a Telefonica.


«In Italia siamo molto bravi a fare dietrologia. Pre­messo che di Telecom e Telefonica non so nulla, mi pare invece che la Spagna si sia dimostrata molto moderna. Ci sono gruppi come la stessa Rcs, De Agostini, l’Enel, che hanno fatto grandi acquisizioni. Insomma se la logi­ca fosse di scambio, e non mi pare lo sia, avrebbero po­tuto farsi sentire anche prima».

Eppure vi ritrovate soci di Telefonica in Digital Plus.

«È vero. Ma perché Telefonica con intelligenza vuole stare in un settore importante come quello della pay tv».

Ha incontrato anche il numero uno di Telefonica Cesar Alierta?

«No, mai visto. Ma è quello che hanno sostenuto i loro manager durante le negoziazioni per l’accordo. Un accordo che, vorrei sottolineare, fa fare passi importanti non solo a noi ma all’intero Paese. Pensi solo alla pubblicità. L’amministratore delegato Giu­liano Adreani gestirà l’intero comparto in mo­do complessivo. In questo caso 1 più 1 fa più di 2 e credo che già l’anno prossimo i risultati lo dimostreranno».

Certo il passo non è di poco conto vista la spada di Damocle della sentenza Mondadori che pende sulla Fininvest: potrebbe essere condannata a pagare 750 milioni alla Cir di Carlo De Benedetti. Forse avrebbero voluto più dividendi nella holding e invece si ritrova­no a sostenere un forte investimento. Per non parlare della separazione possibile di suo papà...

«I dividendi arriveranno. La Fininvest e mia sorella Marina ci sono stati subito al fianco. Il divorzio poi...».

Anche quello peserà, o no?

«Su questo vorrei essere chiaro. Mio padre c’è e sta bene, tutto questo parlare di successio­ne mi dà un grande fastidio. È comunque evi­dente, e lo dico ancora una volta, qualsiasi cosa deciderà mio padre sarà per me la scelta giu­sta ».

Le strade intraprese in questi anni stanno però cambiando quasi totalmente il gruppo...

«Certo. Da quando abbiamo deciso di crescere abbia­mo creato dal nulla un concorrente al monopolista Mur­doch. Mi ricordo lo scetticismo che circondava la nostra decisione di lanciare un’altra pay tv: oggi tutti ci ricono­scono la lungimiranza e il coraggio. Siamo poi entrati con Endemol nel mondo sempre più decisivo dei conte­nuti acquisendo una grossa fetta dell’unica grande multi­nazionale di format tv. E ora un altro passo verso l’inter­nazionalizzazione con la Spagna. Saranno possibili tante sinergie, per esempio sui diritti, il rapporto con major come Warner, Universal e via dicendo sarà facilitato dal poter parlare con loro essendo leader in due Paesi».

Per quanto riguarda Murdoch ammetterà che il go­verno italiano vi ha dato una mano mettendo un tetto agli spot alle tv a pagamento.

«Non credo proprio. Oggi ci tocca marginalmente vi­sto che per scelta in Premium inseriamo poca pubblici­tà, ma un domani sarà un freno anche per noi. E per paradosso, se il governo voleva darci una mano allora poteva fare come l’esecutivo socialista di Zapatero o quello conservatore di Sarkozy che hanno tolto tutta la pubblicità alle rete pubblica. Ma è evidente che fare una cosa del genere alla Rai, che è una delle aziende cultura­li migliori in Europa, sarebbe creare un danno enorme al Paese. Le faccio io una domanda: perché non la si smette di leggere ogni nostra azione alla luce del conflit­to di interessi?».

Ammetterà che non è facile...

«Eppure credo che Mediaset se ne sia conquistato il diritto. Pensate a dove eravamo e dove siamo adesso. Al­la spinta innovativa, alla crescita internazionale. Mi pia­cerebbe che il Paese, non dico ci aiutasse, ma ne avesse consapevolezza, a cominciare dalle istituzioni politiche ed economiche, fino a Confindustria. Non per ricono­scerci meriti, ma per un minimo di orgoglio nazionale».